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D’Annunzio a Trieste: il fallimento dell’arte come strumento politico a spese dei cittadini

D’Annunzio a Trieste: il fallimento dell’arte come strumento politico a spese dei cittadini

La recente “operazione D’Annunzio” da parte della giunta comunale è costata ben 445.517 euro – quasi mezzo milione – ed è stata un sostanziale insuccesso di pubblico. Una cifra peraltro significativamente lievitata, rispetto ai 382 mila euro inizialmente previsti. All’ammontare speso dal comune vanno aggiunti 97.600 euro spesi da Trieste Trasporti e 75.000 euro di contributo della Fondazione CRT.

I biglietti staccati prima del disperato tentativo di far lievitare i numeri dei giorni scorsi, offrendo l’entrata gratuita alla mostra, sono stati circa 11 mila, scolaresche incluse; questo significa che il comune ha sperperato quasi 40 euro per ciascun visitatore pagante!

Una cifra inaccettabile da qualunque lato la si guardi: oltre a segnalare la totale inefficacia dell’operazione, sancisce il definitivo fallimento dell’uso dell’arte come strumento politico o ideologico calato dall’alto. E si tratta di una buona notizia, se non fosse che i triestini hanno dovuto, indipendentemente se d’accordo o meno, se neonati o anziani, versare un “obolo” di oltre due euro a testa, per consentire quest’operazione ideologica.

Obolo che è finito, per una cifra attorno ai 300.000 euro, nelle tasche di una società di Laurenzana in provincia di Potenza, la Contemplazioni S.r.l., in cambio della “realizzazione completa della mostra”. Al di là della congruità o meno della cifra in questione, dev’essere chiaro che i triestini hanno visto una parte dei propri soldi utilizzati per un evento che non ha avuto nessun impatto significativo per la nostra comunità oggi, né ne avrà in futuro, e a breve sarà dimenticato.

Il movimento PODEMO parteciperà alle prossime elezioni comunali a Trieste, e la nostra strategia per uno sviluppo delle arti che porti benefici nel tempo prevede due aspetti principali. Da un lato, sarà utile mettere a disposizione spazi e mezzi agli artisti locali, e dall’altro sarà fondamentale dare la massima priorità ad eventi in grado di dimostrare un respiro prettamente internazionale: l’utenza di riferimento di Trieste si estende certamente verso il nord Italia, ma include anche e soprattutto l’intero bacino adriatico-danubiano.

Questa è una realtà geografica, culturale ed economica che non possiamo permetterci di ignorare per cecità politica e ideologica, nemmeno per un momento. Questo dato di fatto rende una spesa come quella in questione totalmente ingiustificata ed ingiustificabile, se non sotto la lente offuscata delle ideologie del novecento.

Di fronte alla chiara – nella migliore delle ipotesi – inutiltà di questo tipo di operazioni da parte del comune, noi di PODEMO ci auguriamo che i cittadini mantengano una vigilanza attiva, per evitare che questo accada ancora. È un dovere civico che va al di là degli schieramenti politici e delle idee personali.

Il logo del Movimento PODEMO

Vi è anche una notizia positiva: la giunta comunale di Trieste ha fallito quest’operazione, creando un evento costoso e dai confini politici e temporali ben precisi, dove l’arte è passata in secondo piano. Triestini e turisti in questi mesi non ci sono cascati, e hanno preferito lasciare sindaco e assessori chiusi all’interno di quella gabbia ideologica che hanno costruito attorno a loro stessi. Una gabbia che li isola definitivamente da una cittadinanza sempre più cosciente del ruolo internazionale che Trieste dovrà avere in futuro, nell’ospitare piccoli e grandi eventi.

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